"Ogni tanto, in cima ad un palo della luce, in mezzo ad una distesa di neve, contro un vento gelido e tagliente, Dino Giuffrè si ferma, la malinconia lo aggredisce, e allora si mette a pensare. E pensa che io, Titta Di Girolamo, sono il suo migliore amico" (P.Sorrentino, Le conseguenze dell'amore)
Bon vent, i barca nova

   Les aventures d'en Ghirigori a la Ciutat Comtal

 



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martedì, 31 luglio 2007
 

ma cos'è, la moria dei registi?!

zabriskie point fu il primo film che vidi al liceo. non ci si può meravigliare, dunque, se io sia diventato quello che sono diventato. un semi-hippie amante degli anni '70. ho delle riserve su blow up, professione reported incontrò molto di più i miei gusti.



addio ad un altro maestro.
postato da ilcantoni | 13:23 | commenti (1)


lunedì, 30 luglio 2007
 

a 89 anni muore uno dei miei registi preferiti, ingmar bergman, un uomo dall'animo inquieto e drammatico, che ha saputo osservare, indagare e narrare i più profondi interrogativi esistenziali dell'essere umano. il mondo perde una enorme sensibilità artistica. buon viaggio, maestro.

 

trevlig resa, maestro.
postato da ilcantoni | 10:53 | commenti


domenica, 29 luglio 2007
 

visto che alcuni lettori mi chiedono se stia pubblicando foto del mio reportage in bosnia, ne approfitto per segnalarvi che potrete trovare alcune foto - e, se vorrete, lasciare commenti - su: www.flickr.com/photos/ghirigoribaumann

inoltre, se qualcun@ di voi si dovesse trovare a passare per barcellona in settembre, se tutto va come dovrebbe, e anche per darmi un po' di arie, esporrò con gli altri tre fotografi della spedizione, Josep Subiranas, Jordi Vendrell e Ivan Llop all'Universitat Autònoma de Barcelona, a Cerdanyola del Vallès.
postato da ilcantoni | 22:21 | commenti
fotografia, bosnia


sabato, 28 luglio 2007
 

Ancora una notte osservando le luci di plaça Urquinaona dalla finestra del numero 22 di Ronda Sant Pere, terzo piano, seconda porta. La fila verticale di fari posteriori rossi, verso l'alto, verso Gràcia, è interrotta da schizzi di luce orizzontale, le auto che sfrecciano sulla Gran Via in versi opposti, verso plaça Espanya, verso la torre Agbar. La stanchezza del viaggio, che ieri mi aveva risparmiato, si è fatta sentire oggi pesantemente, dopo l'esame finale che mi conferisce, dopo tre corsi, il titolo basico di lingua catalana, permettendomi l'accesso ai corsi elementari a settembre, ammesso che sia ancora qui. Ho cercato di mettermi d'impegno per scrivere qualcosa sull'esperienza bosniaca ma, forse per la pienezza visiva di queste due settimane, forse per nolontà di razionalizzare quelle ore cristallizzandole in parole, o forse soltanto per la prossimità temporale degli eventi non mi riesce neppure d'iniziare. devo ancora pensare un po', prima di poter scrivere. scusate l'assenza. sono stanco morto, le ventisei ore di furgone si fanno sentire, adesso. fermate alle frontiere, non fermate alle ex frontiere, confini geografici, confini politici, passaporti, caffè e panini in autogrill, dormire su un cumulo di zaini, la musica dei Tryo, Jordi e Marta, Marta e Jordi, i famigerati burek, il sole della Catalogna, Split cioè Spalato, e poi Rijeka che sembra Italia, Rijeka che fu Italia, che fu Fiume, e che significa fiume; la Dalmazia, la costa alta e spigolosa della vicina isola di Krk, nell'Adriatico settentrionale, le montagne ricoperte di conifere della Slovenia, stare attenti a non ritrovarsi a Milano, ma prendere la strada di Piacenza, e poi di Genova, ma senza entrare a Genova, svoltando verso Ventimiglia, per ritrovarsi a Menton, a Nizza, in Costa Azzurra, e di nuovo, come all'andata, in Linguadoca, in Aude, e poi vicini a Perpignan. E vedere il sole tramontare, la luna sorgere, e poi di nuovo l'alba in autostrada, soprassare i camion perennemente insonni, e il sole pieno, la luce abbagliante degli ocra catalani, il nuovo giorno. Troppi chilometri da raccontare, ci vuole ancora tempo. Per rielaborare, per capire meglio, per dare nomi a molti luoghi della mia cartina mentale, per rendermi conto del viaggio appena finito.
postato da ilcantoni | 01:08 | commenti (1)


venerdì, 20 luglio 2007
 

srebrenica. qui, nell'estate del 1995, dodici anni fa, l'esercito serbo massacro' circa ottomila civili musulmani, durante la guerra. i serbi dicono settemila scarsi, ma la sostanza non cambia. nella primavera 1995 c'era un popolo, e nell'autunno 1995 questo popolo non c'era piu'. sono stato al cimitero di potočari, dove sono sepolti i corpi dei musulmani uccisi, e continuano a trovarne altri, e altri ancora. ci sono tombe con lapidi di pietra bianca lucida, e lapidi piu' piccole di plastica verde. queste ultime sono quelle delle persone i cui corpi sono stati ritrovati da meno di un anno. potrei dirvi che entrare in un posto del genere, conoscendone la storia, mi abbia dato un'emozione fortissima, ma la verita' e' che due fattori hanno contribuito ad attutirla di molto, questa emozione. il primo e' il fatto che io fossi li' per fare fotografie al cimitero, ed avendo un tempo limitato non ho potuto permettermi nemmeno di cercare d'immedesimarmi (e comunque, probabilmente, non ci sarei riuscito); il secondo fattore e' che, dopo la morte di mio zio tre anni fa, non riesco piu' a commuovermi davanti alla morte. sono passati dodici anni dal massacro, e srebrenica si e' in parte ripresa, ci sono case di mattoni ovunque, e non si capisce se siano cosi' in attesa di essere terminate, o se rimarranno cosi' negli anni a venire. ovviamente, ci sogno ovunque i segni della guerra: segni materiali, di cui mi accorgo, e segni immateriali, che mi raccontano quelli del nostro gruppo venuti qui per pratiche giornalistiche, e di cui molto spesso non posso accorgermi. domani torneremo a mostar, nel sud, in bosnia (mentre ora siamo nella repubblica srpska, ma la geografia di questo paese e' quanto di piu' casuale si possa imaginare), e da li' magari riusciro' a pubblicare qualche altra notizia...

postato da ilcantoni | 15:30 | commenti
viaggi, bosnia


giovedì, 19 luglio 2007
 

scrivo da quello che ha tutta l'aria di essere un centro culturale giovanile per musulmani. io cercavo un internet cafe, e pare che questo sia l'unico del paese. a proposito, mica lo so come si chiama questo paese! siamo qui di passaggio, diretti a srebrenica, provenienti da mostar, e io so soltanto che sono in mezzo alle montagne, che faranno 38 gradi, che c'e' un fiume che si chiama drina, e che ieri ho incontrato a mostar il direttore del teatro napoletano galleria toledo, che stava girando li' un film. alla sua domanda: ma si' napulitano pure tu?, e al vederlo vestito completamente in nero e con una faccia da napoletano verace, ho pensato - chiedo venia - che fosse un camorrista venuto in bosnia per affari. invece, no. strani incontri... e dire che l'ultima volta che sono stato a teatro e' stata proprio alla galleria toledo... stasera, se tutto va bene, saremo a srebrenica. la mia ex storica sosteneva che io avessi una passione per i cimiteri: diciamo che questo viaggio non me la sta facendo passare.

postato da ilcantoni | 13:03 | commenti
viaggi, bosnia


lunedì, 09 luglio 2007
 

...e quindi, adesso, dovrei parlarvi di tori, suppongo. da uno che è appena tornato da pamplona, dalla festa più alcolica e folle di spagna non ci si aspetta niente di diverso, no?

...e allora parliamo di tori. olé. ore tre, si parte da barcellona in bus. si arriva a pamplona alle nove e mezza. 434 chilometri, sei ore e mezza con quarantacinque minuti di sosta. in quarantacinque minuti non fai una sosta: vedi la metà di una partita di calcio. attraverso l'aragona in autobus con l'amico mario, e scopro che l'energia eolica va molto, in spagna. adoro le silhouette delle pale eoliche in controluce. un paio di gigantesche sagome di tori, strategicamente poste in modo da essere viste da diversi chilometri, ci ricordano la nostra destinazione, e il motivo del nostro viaggio.

pamplona: capiamo di essere arrivati quando iniziamo a vedere uomini e donne in maglietta e pantaloni bianchi, e foulard rosso al collo e fascia rossa alla cintola. alle nove e mezza piove. c'è stato il sole per tutta la giornata, e ora piove. per fortuna, smette dopo poco, cosicché l'odore di acqua pura non riesce a cancellare - ma, anzi, rende più intenso - il puzzo mefitico di quello che mario battezzerà, il giorno dopo, 'broda': un miscuglio di urina, alcool e vomito. mai una cosa naturale è stata così dannosa all'olfatto. ci ricongiungiamo ad angela, partita mezz'ora dopo di noi e arrivata un'ora prima (prodigi della fisica relativistica, credo), ed iniziamo a girare per la città, a seguire i flussi di gente, a leggere insegne in basco. i vestiti originariamente immacolati dei sanfirmines tra i venti e i trent'anni sono già rosati di vino, e il tasso etilico della città è alto, e continua a crescere man mano che la luce del giorno si fa più fioca. questa festa, in sé, se si esclude la corsa dei tori di primo mattino, e un paio di processioni durante il primo e l'ultimo giorno, ha poco di realmente differente dalle altre feste spagnole: birra, kalimotxo (cioè, vino rosso scadente e cola), sangria, bocadillos a 5 euro, gente ubriaca persa, musica per bande al mattino e nel pomeriggio, e musica pop-rock-punk-ska-metal-latina-spagnola-house di sera e di notte, nei tanti locali della città, e luna park. ciò che rende davvero caratteristica pamplona non è la festa di san fermín, ma pamplona stessa, con la sua varia architettura, gli ampi spazi verdi attorno alla fortezza, e il suo senso accogliente di villaggio. e la corsa dei tori, l'encierro, naturalmente. della notte di sabato non ho molto da dire: in serata incontriamo erasmus italo-barcellonini già noti, andiamo con loro in un parco dove c'è un concerto di qualità molto bassa, e luna, logica matematica veronese del gruppo erasmus, con cui passerò tutta la notte in giro, mi fa notare che, se si permette a gruppi come quello di esibirsi ad una delle feste principali di spagna, poi non ci si può stupire della qualità del resto della musica qui. il ragionamento non fa una grinza.

secondo il mio batterista august corominas, la spagna è stata sputtanata da hemingway. se hemingway non avesse mai parlato delle usanze di pamplona, per esempio, non mi troverei ora circondato da una pletora di uomini americani (ma anche britannici) venuti qui per fare i mozos, cioè quelli che corrono davanti ai tori, e relative barbie. pardon: signore. tra britannici ventenni, statunitensi che mettono in mostra la loro virilità e iberici ubriachi, l'eleganza a pamplona si spreca. non mi pare ci siano moltissimi italiani. la luna tramonta, e le pleiadi; la notte è a metà del suo cammino; si avvicina l'alba, e saffo mi cita per plagio. tramontata la luna, finisco con luna, con cui ero dall'una, in caffetteria una (licenza poetica), dove una signora bruna (e un po' bisbetica) inciampa in una cuna e per fortuna non riporta ferita alcuna, ma solo nella memoria una lacuna. ho finito: era per rendere il racconto almeno più ritmicamente movimentato... no, saltiamo direttamente alle sei del mattino: mancano due ore all'encierro, ma la gente è già assiepata sulle transenne di legno da ore: mi faccio strada tra la folla come il messaggero kafkiano, ma ce n'è altra, e altra e altra, e alla fine mi fermo, e riesco a conquistare una postazione decente. una carta Territori per me (questa la capirà solo chi ha giocato a risiko...)! dalle sei alle otto ci sono due ore: tra i sanfermini c'è chi dorme seduto, chi all'impiedi, chi si arrampica sui balconi circostanti, o sui cornicioni dei palazzi, o sull'insegna della farmacia, chi resta sulla rotta dell'encierro, mostrando i muscoli e pavoneggiandosi alla folla (c'è perfino uno smilzo britannico bianchissimo e dai capelli rossi, che potrà avere quindici anni, e che fa quasi tenerezza).

posso smetterla con il corsivo? è una tale noia...

grazie.

insomma, com'è, come non è, passano le due ore, finalmente si sente lo sparo di un petardo, segno che i tori sono usciti dal recinto; inizia l'encierro, ed è il panico tra i mozos, che cominciano a correre senza nemmeno averli visti, i tori. passano i primi tre dei sei tori, velocissimi, bianchi come vacche, ma un po' più incazzati. non si vedono che i dorsi e alcune corna, e gruppi di gente che corre. secondo petardo, tutti i tori sono fuori dal recinto, passano gli altri tre, e stavolta mi pare d'intravederne uno nero. comunque, sempre troppo veloci, cazzo! terzo petardo, tutti i tori sono nell'arena. è durato tutto non più di tre minuti. ho visto i tori per trenta secondi; nemmeno una foto decente; nemmeno il tempo di vedere qualche fesso di mozo sollevato da terra. niente. due ore di attesa. tredici ore di viaggio tra andata e ritorno. mah... finisce l'encierro, la folla crolla tra sonno e fame. si svuotano le strade, si riempiono i bar, dove ancora suonano canti popolari a volume insostenibile, che sembrano danze bavaresi. io, mario e angela si stendiamo sfiancati nel parco attorno alla fortezza, credo una delle zone d'europa a più alta densità d'insetti. mario ne esce magicamente illeso, io mi sveglio con la stessa sensazione che si ha quando, dopo una sauna, ci si getta in un lago ghiacciato, e mi rendo conto che ho formiche anche nelle mutande. angela, ogni tanto, lancia un urlo: è insettofoba. il racconto, di qui in poi, si fa sempre più noioso, e l'unica parte eccitante - ma solo gastronomicamente - è un pranzo a base di polpo alla gallega. e tanto sonno sulla via del ritorno...

e domani mi aspettano 2230 chilometri: barcellona - mostar non è impresa da poco.

buon viaggio a chi viaggia, buona permanenza a chi permane. ci si legge a fine mese!
postato da ilcantoni | 21:56 | commenti (3)
viaggi, feste


venerdì, 06 luglio 2007
 

nel giorno di quello che, se ho tenuto bene il conto, credo sia il rifiuto dottorale numero venti, da madrid, mi rendo conto che barcellona è piena di barbie, con l'unica differenza che quelle di qui non hanno il monodente. il tamarindo non è d'accordo: secondo lui, qui hanno anche le gambe più lunghe e il push up.
postato da ilcantoni | 01:11 | commenti


mercoledì, 04 luglio 2007
 

bagagli non pronti, testa nemmeno, quadro storico incompleto, oggi ho perso un'ora cercando il famigerato libro 'la trampa balcànica', pluriconsigliatomi per avere un'idea dello svolgimento del conflitto balcanico degli anni '90. sfortunatamente, il libro sembra essere fuori produzione. manca meno di una settimana alla partenza per Sarajevo, e la mia macchina fotografica già scalpita. un filtro grigio neutro: 78 €. può restare dov'è. un filtro anti-UV, pagato 7 € a napoli, qui mi costerebbe 25. la spagna è economica, la catalogna ti salassa. viva la spagna!

sarà il mio primo reportage. è da così tanto che non sto più nella pelle per questo viaggio, che lasciare una scia di bile e plasma mentre cammino per la città mi sembra quasi normale. e la gente nemmeno si gira! con tutti i tipi strani che ci sono qui, uno che va in giro in fasci muscolari non fa impressione. il tamarindo quasi non mi riconosce più. si è cercato un amichetto, che gli è spuntato a fianco. ma ben presto non ci sarà posto per entrambi su questa terra, e soprattutto in quella terra. ieri ho imparato una serie di proverbi in catalano: ce n'è uno che dice 'bon vent, i barca nova'. si usa quando qualcuno non vuole seguirti in qualcosa che tu vuoi fare assolutamente. gli auguri di avere un buon vento, e lo lasci. tu vai avanti, scendi dalla barca che era vostra, e sali sulla tua. lo saluti, e vai. più o meno, quello che diceva l'odioso Coelho nel suo aforistico Manuale del guerriero della luce. ma in catalano suona meno mistico e quindi, per quanto mi riguarda, suona molto meglio.

bon vent, i barca nova!
postato da ilcantoni | 16:50 | commenti (4)


lunedì, 02 luglio 2007
 

alla fine, la foto del viso della mia ex, dal mio blog di foto, l'ho dovuta togliere. mi ha iniziato a fare un pippone enorme sulla privacy (che sia una di quelle che, quando si separano, incaricano gli avvocati di spogliare gli ex-mariti?). mi viene il dubbio che, se io non l'avessi mai contattata quando ero a napoli, lei di sicuro non lo avrebbe fatto soltanto per dirmi di eliminare la sua foto da lì.

tzé, quando lavorerò alla Magnum si pentirà amaramente di non poter provare che Ghirigori Baumann le ha fatto una foto... ;P

p.s. il mio albero di tamarindo approva con fare sornione.
postato da ilcantoni | 21:20 | commenti




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